Nel suo lavoro di ispettore delle scuole nel Regno d’Italia, un giorno Renato Fucini capitò in una scuola della campagna maremmana e, come era suo dovere, interrogò gli scolari e fece far loro dei compiti scritti.
Alla fine dell’ispezione, prese da parte il maestro e gli raccomandò di far lavorare di più gli allievi sulla punteggiatura. Il maestro rispose che, vista la situazione generale (la Maremma era una delle aree più depresse d’Italia), guardare le virgole non gli pareva poi così importante: i problemi erano ben altri.Fucini rimase un momento sovrappensiero: poi si avvicinò alla lavagna e scrisse:
Il maestro dice: l’Ispettore è un asino
Il maestro arrossì e si affrettò a dire che lui non intendeva niente del genere e che il signor Ispettore doveva scusarlo se si era espresso male, non era sua intenzione offenderlo. Nel frattempo gli allievi guardavano e tacevano, ridacchiando sotto i baffi.Fucini, da uomo garbato, non lasciò il maestro nell’imbarazzo. Riprese il gesso e corresse:
Il maestro, dice l’Ispettore, è un asino
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