"en descendant le passé, j'oublie le présent; en marchant libre et indépendant dans l'histoire, je ne me souviens plus que je suis prisonnier"
sabato 8 gennaio 2011
Pari siamo...
Non so se ci avete mai fatto caso ma non c’è mai stato un grande direttore d’orchestra donna. E se provate a pensare ai grandi compositori classici che conoscete vi accorgerete che ci sono rarissime donne, mentre ci sono state e ci sono grandi interpreti (pianiste, violiniste, ecc.), oltre alle cantanti liriche.
Se passiamo alla musica moderna, quella cosiddetta leggera, c’è una certa prevalenza di nomi maschili tra gli autori di canzoni, mentre riguardo all’interpretazione non c’è prevalenza.
C’è una spiegazione a tutto questo?
Di solito la risposta che viene data è basata sull’imperante maschilismo che ha contraddistinto la società italiana (ma non solo) fino a poco tempo fa; esistono ancora dei facinorosi, ma si sa, le mele marce sono ovunque!
Senz’altro è vero che fino, diciamo, agli anni cinquanta la cultura italiana (ma non solo) proponeva una netta separazione tra i ruoli dell’uomo e quelli della donna, separazione ereditata dai nostri antenati.
Per cui una donna che avesse avuto delle velleità in campo artistico o culturale in genere aveva pochissime possibilità di metterle in pratica (solo il canto fa eccezione). Col risultato che solo i maschietti hanno potuto esprimere liberamente il loro talento.
Col passare delle generazioni, e delle “rivoluzioni”, le donne hanno potuto far valere i loro diritti e si è arrivati alle cosiddette pari opportunità, che si manifestano in moltissimi campi (pensate alle donne in divisa).
Forse è ancora presto, ma intanto i grandi direttori d’orchestra sono sempre maschi!
E io continuo a pensare che sarà per un qualcosa di diverso che esiste tra l’universo “musica” maschile e quello femminile.
O no ?
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