Mi sembrava che tutti avessero qualcosa che invece mancava alle mie parole.
Per essere pamphlet dovrebbero essere satirici e polemici, ma non lo sono, o non abbastanza; del saggio, seppure molto breve, non ne hanno l’approfondimento; chiamarle didascalie farebbe torto ai miei amici lettori, lungi da me dal voler fare il maestrino; le conferenze hanno un tono più formale; i discorsi servono soprattutto a convincere o a commuovere; se fossero digressioni dovrei uscire dal seminato; l’elzeviro è tipico della terza pagina dei quotidiani; se stessi piacevolmente facendo conversazione dovrei avere accanto qualcuno.
Poi ho ricordato di avere un due manualetti nella mia bibliotechina: uno è di termini letterari e risale ai tempi del liceo, l’altro è molto più recente. Così ho cominciato a cercare qualcosa che facesse al caso mio.
Tra le tante definizioni ho ritrovato quelle delle famigerate figure retoriche; che strano, pensavo, quante volte si usano e non ce ne accorgiamo, e se per miracolo ce ne accorgessimo non ne ricorderemmo mai il nome. Ci pensate se avvenisse con un martello: vostra moglie o marito vi trova a martellarvi un dito, vi chiede se siete impazziti e voi candidamente le dite “uh, non me ne ero accorto! È meglio che lo riponga questo…coso!”Quante volte avremo sentito o usato espressioni come “se ne è andato” per dire di uno che è morto, un eufemismo; o abbiamo speso una “somma non indifferente”, una litòte; chi di noi non ha avuto o visto una “giacca di renna”, una sinéddoche; e a chi qualche volta non è capitato di essere così affamato che “avrebbe mangiato i sassi”, una iperbole; sicuramente a nessuno di noi piacerebbe sentirsi dire che “è un coniglio”, una metafora. E a chi pensate se vi dico “lo Stagirita”, “il ghibellin fuggiasco”, “l’Urbinate”, se non ad Aristotele,a Dante e a Raffaello, chiamati così per antonomasia?
E così ho perso di vista la mia ricerca iniziale, che non era poi troppo importante, ma ho rispolverato le mie fatiche liceali. A questo punto i miei scritti possono chiamarsi come volete, tanto mi accorgo di dire sempre cose diverse da quelle che voglio far intendere (sarà ironia ?… e se fosse semplicemente un soliloquio?…forse un vaniloquio !)

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