Fin da quando è stata scritta, la Divina Commedia ha assunto il ruolo di serbatoio di modi di dire, parallelismi, similitudini, metafore e altro.
E come potevano non attingervi gli studenti che aspettavano per l'ultima lezione il loro professore, Luca Serianni, se non scrivendo sulla lavagna:
E se il mondo sapesse il valor ch'ebbe
insegnando italiano retto e giusto
assai lo loda e più lo loderebbe
prendendo in prestito la chiusa del sesto canto del Paradiso.
Ho già parlato (qui) di quello che rappresenta per me la figura del professor Serianni.
Da qualche giorno ho iniziato a rileggere le sue pubblicazioni che ho in biblioteca e mi sono soffermato su una delle ultime, "Parola di Dante".
Serianni, pur nel suo "multiforme ingegno" non era propriamente un dantista, ma per chi non è esperto della materia quale io sono, le parole di Serianni lo rendono tale.
In poco meno di 200 pagine in formato tascabile, questo libretto dona al lettore una piccola miniera di informazioni non solo linguistiche (suo scopo primario) ma anche storiche, filologiche, interpretative e bibliografiche sul poema dantesco.
Il tutto espresso in una lingua condita ogni tanto con parole ricercate che offrono al lettore un motivo ulteriore di approfondimento.
Come tutto ciò che ho letto del professore questo libretto induce direi dolcemente a voler saperne di più del tema trattato, sulla Commedia, su Dante, e perché no sul professor Serianni.
P.S.: non so perché ma quando scrivo del professor Serianni ho sempre paura di aver scritto in un italiano scadente.
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