Come i granelli di sabbia che se ne stanno adagiati sul fondale e non appena si innesca un moto ondoso anche lieve risalgono sfidando la gravità, così ogni tanto affiorano per un nonnulla dal sedimento della mia memoria certe espressioni dialettali che sentivo nella mia giovinezza, e che rendevano l'idea più di cento parole.
La mia preferita era pronunciata spesso da papà, persona carattere spiccio e senza fronzoli; per esempio, dopo aver speso giusto due parole di risposta all'interlocutore, nell'intento di voler liquidare l'argomento che considerava di poco conto, chiosava quasi stizzito con il suo cunti muórti, letteralmente "racconti morti", nel senso di argomento sciocco di cui non vale la pena parlarne.
Mamma invece era per così dire affezionata a due locuzioni. Per chiudere un concetto con un'affermazione che ne sottolineasse la scontatezza, la logica conseguenza, quasi proverbiale, usava la chiusa ..ricètte quiddo re ddà.., cioè "disse quel tale di là", equivalente di come è logico che sia, come direbbero tutti.
Invece per dissentire e al contempo mandare al diavolo un po' più elegantemente un familiare, tagliava corto con un bel ma vate córca, vattìnne..!, che significa "ma vai a dormire, vai".
L'ultimo granello che risale alla mia mente è una locuzione diffusa soprattutto tra gli anziani del paese, e che corrisponde al nostro modo di approvare affermazioni altrui con un giusto! o ben detto!, e che si traduceva in un mo ncè vòle!, letteralmente "adesso ci vuole (questa frase)".
Ai prossimi granelli!
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