In un post del dicembre di sei anni fa parlai della mia fascinazione per la cultura russa.
A proposito della Russia le vicende di questo periodo mi hanno riportato alla mente quello che accadde quarant'anni fa nella città dove vivevo.
Da un giorno all'altro si cominciarono a vedere in giro sempre più persone di origine russa.
Erano riconoscibili non solo per la lingua che parlavano ma per il modo diverso di vestirsi e per le sigarette diverse che fumavano.
Apprendemmo che erano soprattutto ebrei che non erano graditi in Unione Sovietica, e che peregrinavano in cerca di una sistemazione definitiva.
Per arrotondare le loro scorte economiche organizzavano dei mercatini estemporanei in una piazza molto frequentata della città vendendo oggetti tipici di produzione sovietica, soprattutto apparecchiature fotografiche.
Rimasi colpito dal fatto che si prodigavano a comprare, ovviamente al minor prezzo possibile, calze da donna e pantaloni jeans, perchè per loro erano sempre stati oggetti proibiti.
Erano persone cordiali e gentili, e si leggeva nei loro occhi il rispetto e la riconoscenza per chi li ospitava.
Erano russi, costretti a lasciare il loro paese.
È successo, succede, e succederà (ma spero di no) a tanti, a tutti.
La Russia non è Putin.
A proposito della Russia le vicende di questo periodo mi hanno riportato alla mente quello che accadde quarant'anni fa nella città dove vivevo.
Da un giorno all'altro si cominciarono a vedere in giro sempre più persone di origine russa.
Erano riconoscibili non solo per la lingua che parlavano ma per il modo diverso di vestirsi e per le sigarette diverse che fumavano.
Apprendemmo che erano soprattutto ebrei che non erano graditi in Unione Sovietica, e che peregrinavano in cerca di una sistemazione definitiva.
Per arrotondare le loro scorte economiche organizzavano dei mercatini estemporanei in una piazza molto frequentata della città vendendo oggetti tipici di produzione sovietica, soprattutto apparecchiature fotografiche.
Rimasi colpito dal fatto che si prodigavano a comprare, ovviamente al minor prezzo possibile, calze da donna e pantaloni jeans, perchè per loro erano sempre stati oggetti proibiti.
Erano persone cordiali e gentili, e si leggeva nei loro occhi il rispetto e la riconoscenza per chi li ospitava.
Erano russi, costretti a lasciare il loro paese.
È successo, succede, e succederà (ma spero di no) a tanti, a tutti.
La Russia non è Putin.
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