Oggi sono andato in spiaggia e ho fatto il bagno.
Direte che non c'è niente di strano; e allora vuol dire che non mi conoscete bene.
Direte che non c'è niente di strano; e allora vuol dire che non mi conoscete bene.
Vi dico solo che negli ultimi dieci anni avrò fatto il bagno in mare una ventina di volte.
Ma non è di questo che voglio parlare.
Il mare era un po' mosso, e mi sono ricordato quando tanti anni fa andavo con gli amici a garzillare.
Ecco, è di questo verbo che vorrei parlare.
Appena tornato a casa ho fatto una ricerca su Google, e con mia grande sorpresa non ho trovato nulla che parlasse o solo nominasse questo verbo.
L'unica citazione era riferita a un vocabolarietto siciliano della fine del'800 scritto da un poco conosciuto Antonino Traina, secondo il quale garzillare era una variante di 'ngarziddari, cioè lo scalciare delle bestie.
Ripresomi dallo stupore, mi è venuto da sorridere; per anni ho usato un verbo sconosciuto al mondo della rete, praticamente un verbo per iniziati.
Che poi tanto per iniziati non era, visto che lo usavano tanti ragazzini come me.
Di che si tratta?
Beh, non è niente di particolarmente strano, lo faranno ancora tanti bambini e anche adulti; è il semplice rapporto "giocoso" che si instaura con le onde andando loro incontro e facendosi trasportare, con o senza l'ausilio di oggetti galleggianti.
Unico requisito era che il moto ondoso fosse quello adatto.
Il perché lo chiamavamo così rimane un mistero.
Pazienza, mi resta il ricordo di quei giorni.
Eh sì, 'l garzillar m'è dolce in questo mare.
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