Molto spesso accade di usare in modo equivalente alcune parole per esprimere lo stesso concetto, parole che invece hanno sfumature diverse tra loro.
Un esempio è dato dall'uso dei verbi ravvisare, rammentare, sovvenire, rimembrare e ricordare.
In ravvisare c'è un viso: abbiamo presente negli occhi, riconosciamo l'aspetto (come succede a Pascoli con i compagni di scuola quando "a uno a uno tutti vi ravviso").
Si rammenta qualcosa quando ci si ripresenta alla mente ("quantunque la memoria ricerchi, ramentar non mi posso" fa dire Boccaccio).
Mi sovviene qualcosa se quel qualcosa viene alla mente come un sostegno che aiuti a pensare e a capire (come l'infinito silenzio che "sovvien l'eterno" al Leopardi).
Rimembro quando rievoco nella memoria qualcosa a volte quasi rivivendola (Silvia rimembri ancor..).
Ma è solo ricordando che custodiamo qualcosa nel cuore.
Con buona pace della mente.
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