"en descendant le passé, j'oublie le présent; en marchant libre et indépendant dans l'histoire, je ne me souviens plus que je suis prisonnier"

mercoledì 1 luglio 2020

Scatole cinesi

A tutti è capitato di vedere, e magari di possedere, quegli oggetti chiamati scatole cinesi, oppure le più familiari matrioske russe, che ne sono una variante.
Il principio su cui si basano è semplice: un oggetto ne contiene un altro simile (ovviamente più piccolo), il quale ne contiene ancora un altro simile, e così via fino ai limiti imposti dalle capacità di fabbricazione.
È interessante (cosa non lo è!) conoscere le origini e il significato di questo artificio, e mi riprometto di farlo.
Qui invece vorrei parlare dell'utilizzo metaforico di questa espressione nelle arti visive, nella letteratura e nel cinema.
Dico subito che non essendo un cinefilo, non sarò in grado di dare contributi significativi oltre i titoli dei film che leggo in rete, e che ne rappresenterebbero esempi.
Passo allora alle arti visive, in cui la versione più interessante è chiamata effetto Droste. Qui il fenomeno si basa sulla ricorsività di stesse immagini una nell'altra, e di esempi pare che se ne trovino fin dal 1300; quello secondo me più interessante, e penso più conosciuto, è la copertina dell'album "Ummagumma" dei Pink Floyd (anno 1969), in cui si vede un quadro alla parete che riproduce l'intera copertina, e nel quadro in esso rappresentato si vede di nuovo la copertina, fino a che il processo si arresta per limiti grafici con la copertina di un altro album.
Le due cose interessanti e particolari di questo caso consistono nel fatto che il processo ricorsivo delle immagini termina con la copertina di un altro album, e che troviamo la simpatica variante per cui in ognuna delle immagini la posizione dei musicisti cambia a rotazione.
Ho scoperto non molti anni fa che il fenomeno è chiamato effetto Droste, e quando mi sono messo a cercare notizie in merito, sono rimasto stupito nell'apprendere che questo nome fu dato da un giornalista olandese alla fine degli anni '70 ispirato dall'immagine che compariva sulle confezioni del cacao Droste.

Il mio stupore era basato sul fatto che io conoscevo il cacao e la cioccolata Droste fin dagli anni '70, conoscevo anche la copertina dell'album sopra citato, e avevo notato quel bizzarro effetto visivo; mi è mancata l'intraprendenza di affibbiargli un nome.
Sul fronte della letteratura il fenomeno analogo è conosciuto come mise en abyme: per dirla in modo semplice si tratta di quell'espediente narrativo che include o incastra una storia in un'altra storia. Di esempi ce ne sono molti, con molte varianti; ritengo che i casi più noti, e forse anche i più notevoli, sono senz'altro Il manoscritto trovato a Saragozza, di I. Potocki, e Il nome della rosa, di U. Eco.
Questo tipo di narrazioni esercitano un fascino unico, difficile da spiegare, forse proprio perché la sua descrizione si perderebbe in un dedalo di scatole cinesi.

P.S.: conoscete qualche racconto di questo tipo ?

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