"en descendant le passé, j'oublie le présent; en marchant libre et indépendant dans l'histoire, je ne me souviens plus que je suis prisonnier"

mercoledì 30 giugno 2021

Eppur si move (1^ parte)

«Questo è il famoso Galileo, che fu sottoposto all'inquisizione per sei anni, e torturato per aver detto che la terra si muoveva. Quando fu liberato, egli alzò lo sguardo al cielo e giù verso terra e battendo il piede, con animo contemplativo disse: Eppur si move; ossia, ancora si muove, intendendo la terra.»

In questa frase il Baretti, nel 1757, attribuì a Galileo la lapidaria affermazione che oggi usiamo quando vogliamo confermare l'evidenza di fatti di fronte a mere speculazioni. Mi piace pensare che il genio pisano l'abbia pronunciata davvero, e fantasticare che l'avessero usata anche altri sinceri studiosi non apprezzati, se non anche sbeffeggiati, dall'elite, e di cui se ne parla forse troppo poco.
Mi riferisco a quattro casi in particolare, e inizio proprio da un predecessore dell'eliocentrismo.
Siamo in Grecia, nel III secolo a.C. ; un astronomo di nome Aristarco, che ha misurato le distanze dalla Terra di Sole e Luna, ora propone che sia la Terra a muoversi intorno al Sole, e non viceversa.

È una teoria affascinante, ci si potrebbe lavorare su, diremmo oggi.
Macché, anche Platone e Aristotele avevano escluso questa possibilità; e poi, come conciliarla col fatto che le stelle non si muovono mai?
Aristarco non si demoralizza: per forza, risponde, sono talmente lontane che non ce ne accorgiamo.
Niente da fare, senza prove concrete non è il caso nemmeno di ragionarci sopra; e la prova (la parallasse annua) arriverà solo nella metà dell'800.
I pochissimi che lo seguirono, come Seleuco di Babilonia, non ebbero maggior fortuna, e il geocentrismo imperò indisturbato per svariati secoli fino al De revolutionibus copernicano, che innescò una vera rivoluzione, e che grazie a Galileo riuscì a imporsi, riabilitando anche il povero Aristarco.

Spostiamoci ora nello spazio e nel tempo: siamo a Vienna, la capitale dell'Impero austriaco, poco prima dei moti del '48.
Nel più moderno ospedale d'Europa, tra le corsie del reparto di ostetricia lavora il dottor Semmelweis, ungherese. Lì, come altrove, si contavano a decine le morti per la cosiddetta febbre puerperale, di causa ignota; le ipotesi erano le più svariate, qualcuna anche pittoresca.
Anche Semmelweis ci pensa, e scarta via via le sue ipotesi verificandole di volta in volta; quello che non riesce a capire è perché la mortalità è molto inferiore nel reparto gestito solo dalle ostetriche e non dai medici.
Accade che nel giro di pochi giorni si ammala e muore un suo collega e amico, e ciò che colpisce Semmelweis è sapere che nei giorni passati il collega si era ferito durante un'autopsia di una puerpera.
Ecco l'intuizione: vuoi vedere che questo morbo lo provocano i medici perché hanno le mani infettate dalle dissezioni? Già, infatti nel padiglione gestito dalle ostetriche le morti sono inferiori.
Come provarlo? Semplice: dopo le autopsie facciamo fare ai medici un bel lavaggio delle mani con ipoclorito di calcio.
E quale fu il risultato? che le morti diminuirono drasticamente.
E come prese questa notizia il gotha della medicina viennese? male.
Chi si crede di essere questo dottore, per giunta ungherese? Sostenere che i medici causino le morti delle puerpere è assurdo! Licenziatelo!
Dopo qualche decennio Pasteur confermò la brillante idea di quel medico ungherese, contribuendo alla sua riabilitazione.
(Per inciso la vicenda di Semmelweis fu argomento della tesi di laurea di Céline.)

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