"en descendant le passé, j'oublie le présent; en marchant libre et indépendant dans l'histoire, je ne me souviens plus que je suis prisonnier"

sabato 23 maggio 2020

Sutor...

...ne ultra crepidam.
Comincio col ricordare che questa frase fu attribuita da Plinio al pittore Apelle, il quale avrebbe così risposto a un ciabattino che non contento di aver fatto notare al pittore un "errore" nella rappresentazione di un sandalo, si permise di criticare anche la fattura del ginocchio (in rete potete trovate i dettagli). Da allora, questa espressione viene usata per invitare chi non è esperto di qualcosa a non dare giudizi su questo qualcosa.
Ma è sempre così?
Scommetto che anche a voi sarà capitato qualche fattarello che smentisce l'assunto in questione.
A me ne sono successi più di uno, voglio raccontarvi quelli che per sono i più gustosi, non per farmene vanto (che forse sarebbe anche nel mio stile!), ma per sostenere una morale che vi anticipo, e che non dovrebbe essere una novità: non si può mai essere sicuri di sé stessi, nemmeno riguardo alle proprie certezze, sarebbe più saggio fare tesoro del confronto con gli altri.
Un episodio risale a tanti anni fa; chiamai un idraulico per sostituire lo scarico del lavandino della cucina. Come faccio sempre, per curiosità e non per controllo, mi misi a guardare l'artigiano all'opera, quando, nel momento in cui stava forando un tubo di piombo, lo sentii quasi imprecare che non ci riusciva e non capiva come mai. Mi accostai con accresciuta curiosità, e in effetti la punta del trapano poggiata sul tubo girava a vuoto. Dentro di me pensai che una cosa del genere accade quando si tenta di forare materiali particolarmente duri, ma il piombo delle tubature non credo rientri tra questi; l'immagine della punta che gira a vuoto mi faceva pensare che, data la conformazione delle punte, se il verso di rotazione fosse stato contrario non avrebbe bucato un bel niente. Rimasi in silenzio, mentre l'idraulico cercava una posizione migliore per vincere la resistenza di quel piombo straordinario.
La tentazione che avevo era la stessa del ciabattino di Apelle, suggerire la possibile soluzione, ma sono troppo rispettoso del lavoro altrui.
Alla fine trovai un escamotage, e gli dissi che se voleva provare avevo delle punte speciali per l'acciaio. Acconsentì, e nel cambiare la punta si rese conto da solo dell'errore che aveva commesso.
Un secondo episodio mi vide protagonista di una vicenda giuridica.
Nell'istituto dove insegnavo arrivò il ricorso da parte di uno studente dell'altra quinta che era stato bocciato agli esami di maturità. Nel documento il suo legale sosteneva tra le altre cose che sussisteva l'irregolare, inspiegabile e sospetto fatto che il sottoscritto avesse fatto parte della commissione non solo come membro interno ma come commissario di Scienze a pieno titolo. Dovetti difendermi invitando l'avvocato a documentarsi meglio poiché ero stato obbligato a farlo da un'ordinanza ministeriale, quella sì piuttosto anomala, e per esattezza la O.M. n. 165 del 26-5-93.
Un'altra curiosa faccenda mi capitò alla sede dell'INPS. Avevo notato che non c'era corrispondenza tra i contributi versati dal datore di lavoro e quelli che risultavano all'ente. Munito di documentazione andai a chiedere spiegazioni, e parlai con un anziano impiegato, il quale mi disse che non era possibile perchè, testualmente, "l'INPS non sbaglia mai"! Mi permisi di suggerire di fare un controllo, e la risposta fu che era inutile farlo, e che lui sapeva bene quel che diceva perchè non era alle prime armi ma era alle soglie della pensione; allora chiesi se era possibile chiedere ufficialmente la revisione per una eventuale rettifica; con fare annoiato e infastidito, quasi volesse cantare il coro verdiano "coi fanciulli e co' dementi spesso giova il simular" si alzò e andò a prendere il modulo per la richiesta di rettifica. Lo compilai, quasi timoroso, e sentendomi un giovane e arrogante ciabattino. Dopo qualche mese mi arrivò l'estratto conto dell'INPS con gli importi corretti.
Una terza occasione mi è occorsa poco tempo fa. Andando a riprendere l'auto di mia figlia dopo aver fatto delle compere, non si mise in moto. Pensai subito che si era scaricata la batteria per inattività prolungata. Mia figlia mi raggiunse con i cavetti, e mentre le dicevo come sistemare l'altra auto, ecco che si avvicina un nostro conoscente, una brava persona timorata di Dio, tecnico delle ferrovie in pensione, con provata esperienza in campo elettromeccanico, che si offre subito di aiutarmi. Mi dico che sono proprio fortunato a incontrarlo in quel frangente. Subito mette la sua auto di fronte alla mia, apre il cofano, io apro il mio; porgo a lui le due estremità dei cavetti, e collego quelle che ho in mano alla batteria. Lui vigila sul mio operato, e provvede a collegare prima uno e poi l'altro cavetto alla sua batteria. Dice a mia figlia di mettere in moto; l'operazione produce una scintilla su un polo della sua batteria; prontamente rimuove un cavetto; la sua espressione è pensierosa; riprova a collegare il cavetto, un'altra scintilla. Ristacca il cavetto, e guardandomi con aria dispiaciuta dice che c'è un problema, e nel dirlo scorre la mano lungo il cavetto, ed esclama che sì, il problema è pure serio perchè il cavetto si è riscaldato. Io non batto ciglio, mi rassegno al fatto che dovrò chiamare l'elettrauto, ringraziamo e ce ne torniamo a casa. In auto mia figlia si duole dell'accaduto, e lamenta il fatto di aver sostituito da poco tempo la batteria.
A casa il ciabattino che è in me non è convinto dell'accaduto, e sospetta che il buon uomo abbia invertito i cavetti. Il giorno dopo ritorniamo sul luogo del delitto, ed ecco il coup de théâtre...mentre stiamo riprovando ricompare il presunto deus ex machina davanti al quale l'auto si mette in moto. Come confessargli il mio sospetto? Qui ho sfoderato le mie qualità recitative, sostenendo di aver ricordato che in un'altra occasione l'elettrauto ci aveva parlato dell'impianto elettrico come il tallone d'Achille di quell'auto.
Altri potrei raccontarne, ma non serve.
Siamo tutti a volte ciabattini a volte  Apelle, l'importante è non confonderli!

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