Un paio di mesi fa un mio amico ha deciso di lasciare il suo lavoro e di accettarne uno all'estero.
Senza dubbio una scelta coraggiosa.
Inizierà a gennaio, e in questo periodo sta ricevendo attestati di stima e parole di apprezzamento da tutti quelli che lo conoscono.
In particolare i suoi colleghi di lavoro, persone che conosce da anni e anni, gli hanno voluto organizzare una cena di commiato.
Vedendo un breve video dell'evento, ho pensato a mio padre, a quando andò in pensione e fece un piccolo rinfresco in ufficio, testimoniato da qualche foto un po' sbiadita.
E questo mi ha fatto ripensare alle brevi festicciole a cui ho partecipato di colleghi che andavano in pensione, nelle varie sedi in cui lavoravo.
Allora ho pensato alla mia vita professionale, e mi sono detto che non solo non vorrò fare nessun simposio, ma che non vedo a chi potrà mai interessare partecipare né tanto meno organizzarlo.
I miei legami professionali sono stati sempre fugaci, e in quei pochissimi casi in cui si sono saldati ci sono stati altri motivi per non coltivarli.
Nei miei primi anni di lavoro avevo costruito una bella amicizia con qualche collega ma col tempo le vite familiari e la lontananza hanno reso difficoltose le frequentazioni.
Successivamente non ho avuto modo di approfondire i rapporti dal momento che saltavo di qua e di là nelle sedi di lavoro, e dunque non è rimasto che qualche saluto con qualcuno tramite i social.
Attualmente lavoro da alcuni anni nella stessa sede, ma i rapporti con i colleghi sono solo rapporti di lavoro, in qualche caso anche forzati.
E anche nei rapporti di lavoro non trovo nessuna motivazione per fortificarli; in realtà mi interesso molto poco del mio lavoro, che reputo svuotato della sua funzione primigenia.
In conclusione, sono una pedina insignificante del gioco a cui partecipo.
E allora ? che senso potrebbe avere salutare la mia uscita di scena ? e soprattutto chi potrà mai avere a cuore riconoscermi il lavoro svolto ?
Al loro posto farei lo stesso.
Eppure....eppure...come dico spesso a proposito dei miei subalterni, sapere di essere stato utile e rimanere nel ricordo anche di una sola persona, mi rende consapevole e contento di aver agito bene e che se gli altri non hanno saputo apprezzare il mio operato è stato solo per la loro incompetenza.
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