"en descendant le passé, j'oublie le présent; en marchant libre et indépendant dans l'histoire, je ne me souviens plus que je suis prisonnier"

lunedì 7 agosto 2017

"... vicin' 'o mare..."

... facimmo 'ammore,
a core a core,
pe' nce spassà...

così dice una vecchia canzone napoletana, una canzone che sentivo canticchiare qualche volta da mamma e papà. E' abbastanza famosa, s'intitola " 'O marenariello ".
Ma non è di questo che vorrei parlare.
Vorrei parlare del mare, anzi vorrei parlare del tormentato rapporto tra me e il mare.
Ho abitato per quasi 30 anni a 150 metri dal mare, e per altri quasi 30 anni a 100 metri dal mare.
Non so se riuscirei a vivere più lontano; non so se riuscirei a non sentire il "profumo di salsedine" (altro riferimento musicale ben noto), non so se riuscirei a concentrarmi senza il sottofondo del fragore delle onde, non so se riuscirei a non vedere il quotidiano inghiottimento del Sole nel mare aperto.
Eppure io e il mare abbiamo finora vissuto in continuo contrasto.
Sì, perché ci siamo trovati spesso in disaccordo; quando la stagione mi permette di andarlo a trovare, lui invita anche una pletora di umani che a me raccapriccia; quando è finalmente solo non si lascia avvicinare spruzzando la sua energia a più non posso.
A ben vedere io non ce l'ho con lui: io ce l'ho con il suo motore, con Sua Maestà il Sole, che fa e disfa a suo piacimento la vita di tutti, anche del mare.
E anche lui, il mare, lo sa, e per questo quando ci guardiamo ci sorridiamo.

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